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Camera terrena dell'uno letto

Questa stanza, chiamata anche camera terrena delle scritture, era utilizzata come camera da letto e, in alcuni periodi, come ufficio personale del mercante.
La stanza con volta a crociera e vele decorate a gigli presenta nelle lunette delle pareti scene di caccia in un fitto bosco popolato da numerosi animali.

Sono esposte nella stanza preziose opere del XV secolo recentemente restaurate: due tavole che ritraggono Monte Pugliesi e Francesco Datini, realizzate da Tommaso di Piero Trombetto, e un bassorilievo in stucco raffigurante Madonna con Bambino.

L'allestimento didascalico è dedicato alla storia dei Ceppi.


AI TEMPI DEL DATINI

Secondo quanto descrivono gli inventari, redatti nel corso degli anni, vi si trovava un letto di mattoni murato con predella, spalliera e sopracielo di legno dipinti, un lettuccio con materasso, tappeto e attaccapanni, una tavola di noce per scrivere, alcune cassapanche con serrature, di cui una contenente libri, un paio di alari, pavesi con l'arme di Francesco e uno con l'arme di Margherita e una tavola della Madonna con tabernacolo.
Fra gli oggetti un calamaio di stagno e uno di marmo, stadere e bilance, un regolo, una cassetta per i denari, speroni e briglie, e ancora stivali, freni e morsi.
Per l'illuminazione si usavano lucerne, di cui una di ottone su un candeliere a due lucignoli, una lanterna di ferro e una d'osso, un candeliere piccolo.


ASPETTI ARTISTICI

L'11 dicembre del 1389 è documentato l'arrivo a Prato di Dino di Puccio, accompagnato dal suo “Gharzone o chompagno”, Iacopo di Agnolo, incaricati di dipingere questa camera.

Le pareti sono decorate con motivi geometrici a losanga entro cui si alternano, come di frequente si riscontra nelle dimore signorili dell'epoca, gigli, corone e teste di leone, a imitazione, secondo la consuetudine, di una stoffa o di un grande e ricco arazzo appeso alle pareti. Il bordo superiore, su cui si finge la presenza di un sistema di ancoraggio - formato da grossi chiodi neri che tengono un palo orizzontale a cui è fissata una rete bianca su fondo nero - è animato da piccoli putti, da tralci fioriti, racemi di vite e, a cadenza regolare, dall'arme Datini e Bandini.

Nelle lunette soprastanti, scene di caccia sono ambientate in un bosco lussureggiante con alberi carichi di frutti rossi e pigne, popolato da diversi animali, dal lupo al pavone, dalla civetta al cinghiale.
Le volte presentano una decorazione a gigli chiari su sfondo scuro, mentre al centro campeggiano gli stemmi di Francesco Datini e della moglie Magherita Bandini, intervallati alternativamente da volti frontali e di profilo di stile agnolesco.

Va precisato che l'arme Bandini - uno scudo in campo argento traversato da una fascia rossa - presenta una colorazione anomala (il colore di sfondo è il verde), con ogni probabilità risultato di modifiche avvenute nel corso dei secoli non corrispondenti all'aspetto originario. Per quanto riguarda invece i quattro volti che si alternano agli scudi l'indagine condotta in occasione del recente restauro ha concluso trattarsi di dipinti su carta fatti aderire alla volta con colla animale. L'osservazione delle filigrane permette di collocare l'intervento dopo il 1392. E' pertanto possibile ipotizzare che la volta della stanza venga ammodernata intorno a questa data, a opera di un modesto pittore di gusto agnolesco.


Testo tratto da “PALAZZO DATINI A PRATO - Una casa fatta per durare mille anni”, per info acquisti scrivere a info@museocasadatini.it