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Corte e loggia

Sotto la loggia si ripercorre la storia della casa: dall'acquisto nel 1354 del terreno con un casolare sul canto del Porcellatico ai restauri della metà del Novecento, attraverso brani tratti dal carteggio datiniano e approfondimenti sulle vicende artistiche e sugli aspetti legati alla nuova funzione dell'edificio, divenuto dal 1410 sede della Casa del Ceppo dei poveri di Francesco di Marco, ente assistenziale istituito per volontà testamentaria del mercante.


AI TEMPI DEL DATINI

Nella corte si trovava, oltre all'acquaio, il pozzo attrezzato di carrucola, catene e secchi. La loggia accoglieva una grande tavola con panche e sedie; tra gli oggetti riposti barili, botti e tini, stuoie, due finestre impannate e una lavorata, grano, orzo e una bugnola per la biada; in un armadio catini per lavare la frutta, una lanterna d'osso e un piccolo lucerniere.


ASPETTI ARTISTICI

Anche gli ambienti esterni della corte e della loggia furono oggetto di un'intensa attività decorativa. Di questo lavorìo venne incaricato Niccolò di Pietro Gerini che, terminata l'esecuzione del tabernacolo del giardino, realizzò, insieme a due aiutanti un ampio ciclo a soggetto profano.
Alla sistemazione del cortile parteciparono inoltre Arrigo di Niccolò, Bartolomeo di Bertozzo e Agnolo, questi ultimi in particolare responsabili della decorazione della loggia con le volte a gigli gialli su campo azzurro e della realizzazione dei finti tabernacoli che circondavano le figure di Gerini.

Il ciclo, di cui rimangono oggi alcuni frammenti, originariamente comprendeva quattordici figure, con ogni probabilità eroi del passato appartenenti alla tradizione iconografica degli Uomini e donne Illustri, tra cui Carlo Magno, Camilla e Giuditta.

Nella loggia, sette Virtù con i relativi Vizi rappresentati ai loro piedi, le sette Arti liberali e le quattro personificazioni delle Filosofie (ovvero, secondo un'iconografia nemmeno troppo diffusa: Morale, Etica, Fisica e la stessa Filosofia).
Il recente restauro del palazzo ha dimostrato come quasi tutta la decorazione degli ambienti esterni sia stata realizzata a secco.

Le due pareti brevi persero ben presto la loro decorazione, tanto che su quella dietro al pozzo venne collocata, alla metà del XV secolo, la celebre tavola di Filippo Lippi raffigurante la Madonna col Bambino che benedice benevolo i Buonomini del Ceppo presentati da Datini stesso alla presenza dei SS. Giovanni Battista e Lorenzo (oggi conservata al Museo Civico di Prato), come rammenta Vasari: “E nel Ceppo di Francesco di Marco, sopra un pozzo in un cortile, è una tavoletta di man sua col ritratto di detto Francesco di Marco, autore e fondatore di quella casa pia”.

La parete d'ingresso venne nuovamente decorata a finti marmi da due modesti pittori cinquecenteschi (Tommaso di Piero Trombetto e Michele Guizzelmi).


Testo tratto da “PALAZZO DATINI A PRATO - Una casa fatta per durare mille anni”, per info acquisti scrivere a info@museocasadatini.it